Scrivere male vuol dire pensare male.

Sep 11, 2020

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Il Caffettino è un appuntamento quotidiano per chiacchierare in maniera informale di tematiche business, social e non soltanto. Oggi parliamo di una capacità professionale molto importante, ma che purtroppo viene spesso trascurata: la scrittura. Soprattutto negli ultimi anni ho notato che le persone che scrivono male hanno una cosa in comune: pensano e parlano male. Infatti, specialmente nelle mail o nei messaggi su WhatsApp, costoro tendono a scrivere nello stesso modo in cui pensano o parlano. Sarà capitato anche a voi che qualcuno vi mandasse un messaggio scritto come se fosse detto a voce, per esempio senza nessun saluto o ringraziamento.

Perché queste persone scrivono così male? Probabilmente il motivo è che ci danno poca attenzione e non hanno alcun interesse nei nostri confronti. In poche parole, per loro valiamo poco. La conseguenza è che scrivono di getto, ma al di là della scrittura la loro incapacità di esprimersi si manifesta anche nei messaggi vocali: anche da questi infatti si può capire se una persona è abituata a leggere, se sa comunicare e se sa confrontarsi con gli altri. Bisogna tenere presente che il problema non si manifesta mai in situazioni formali, durante le quali queste persone cercano sempre di dare il meglio di sé, quanto nella vita di tutti i giorni e soprattutto nel lavoro.

Il problema delle mail e dei messaggi scritti male, infatti, si ripercuote specialmente negli uffici, tra colleghi o anche tra clienti e fornitori. Per quanto mi riguarda, sto iniziando a non sopportare più questa incapacità di scrivere in italiano. Ciò non significa che bisogna avere un dottorato in Lettere, ma vuol dire essere dei normali professionisti capaci appunto di comunicare in maniera normale. A questo punto, di fronte agli equivoci e alle difficoltà che derivano da una cattiva scrittura, qual è la soluzione? Io ne ho trovata una molto semplice, ossia rispondere di non aver capito, farmi ripetere ciò che queste persone intendevano dire o invitarle a sentirci per chiarire.

In questo modo, usciamo dalla dinamica di dover interpretare a tutti i costi un messaggio incomprensibile ed evitiamo che queste persone continuino a comunicare in maniera scorretta. Inoltre, arrovellarsi per capire questi messaggi ci ruba tempo e attenzione rispetto a cose più importanti. Infine, se non chiediamo spiegazioni corriamo il rischio di capire una cosa per un altra e facciamo sì che il messaggio non arrivi correttamente. Perciò impariamo a scrivere bene, dicendo sempre “buongiorno”, “come stai?” e “grazie”. Sono parole che utilizzerebbe anche un bambino e che a maggior ragione dovrebbero usare anche i manager e gli imprenditori.

E voi cosa ne pensate?

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Buon ascolto e condividete!

 

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