Rifiuti elettronici: numeri record con danni per l’ambiente.

Jul 10, 2020

Quello di oggi è un Caffettino forte, perché parliamo dei problemi legati ai rifiuti elettronici, che nel 2019 hanno toccato nuovi record con notevoli danni per l’ambiente. Si tratta di un argomento che spesso dimentichiamo quando si parla del nostro pianeta, perché di solito ci concentriamo sulle questioni legate ai cambiamenti climatici, senza considerare che noi stessi con la tecnologia agiamo in maniera distruttiva sull’ambiente in prima persona. A ricordarci questo problema arriva il rapporto annuale dell’Università dell’ONU e della International Solid Waste Association, che ci informa di come le tonnellate di spazzatura elettronica stiano aumentando sempre di più.

Il primo dato riguarda i rifiuti tecnologi prodotti nel mondo, che negli ultimi cinque anni sono aumentati del 21% raggiungendo numeri esorbitanti nel 2019: parliamo di ben 53,6 milioni di tonnellate di spazzatura, una cifra mai toccata prima che equivale a 7,3 chilogrammi per abitante, con i cittadini europei che raggiungono addirittura i 16,2 chili. E in prospettiva la situazione andrà peggiorando, dato che nel 2030 gli oggetti di elettronica buttati in discarica aumenteranno del 38%, diventando 74,7 milioni di tonnellate. Ad oggi i dispositivi tecnologici che finiscono nelle discariche sono principalmente piccoli apparecchi come ad esempio videocamere, giocattoli e rasoi.

In generale, sul totale dei rifiuti elettronici, soltanto il 17% viene recuperato o riciclato, mentre il resto finisce nelle discariche, senza controlli e processi di verifica degli effetti che questa situazione produce nell’ambiente. Pensate invece che il recupero di materiali scartati come plastica, silicio, rame, oro e altri metalli preziosi potrebbe valere 57 miliardi di dollari. Ma perché sempre più oggetti tecnologici diventano rifiuti? Questo avviene perché le opzioni di riparazione sono sempre meno e i consumi elettronici aumentano sempre di più. In particolare, la retorica della tecnologia ci porta ad acquistare l’ultimo prodotto in commercio e a buttare quello vecchio.

Inoltre c’è da considerare l’aspetto dell’obsolescenza programmata, ossia quella strategia industriale che limita il ciclo di vita di un dispositivo a un periodo preciso e piuttosto breve, che contribuisce ad aumentare questa tendenza. A mio parere, se le aziende avessero un vantaggio nel riacquisire i vecchi dispositivi elettronici e nel riciclare i componenti, forse il problema potrebbe essere contenuto. E d’altro canto, noi consumatori dovremmo abituarci a utilizzare i nostri device per più tempo, anche nella consapevolezza che la moda degli smartphone è finita. In ogni caso, bisogna assolutamente prevedere una strategia concreta per il prossimo futuro.

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