La scuola a distanza si reinventa con le lezioni in realtà virtuale.

May 11, 2020

Con il Caffettino di oggi ci immergiamo nel mondo della realtà virtuale, una tecnologia che di tanto in tanto torna in auge per poi cadere in disuso. Ma stavolta parliamo di un’applicazione della realtà virtuale che sta avendo fortuna nell’ambito della scuola a distanza, argomento caldo di questi mesi in cui abbiamo assistito a una difficoltosa adozione degli strumenti digitali sopratutto da parte degli insegnanti. Questi ultimi, anche grazie all’aiuto degli studenti, hanno comunque imparato a utilizzare le nuove tecnologie facendo in modo che la scuola abbia finalmente iniziato a muovere i primi passi verso una didattica a distanza avanzata. Ma qualcuno è più avanti di altri.

È il caso di H-Farm, società veneta che si occupa dello sviluppo di progetti digitali per scuole e imprese, che ha introdotto dei corsi ambientati in VR per gli studenti di alcuni istituti appartenenti alla rete di H International School. In particolare, il nuovo sistema di lezioni si chiama Holodeck e permette ad alunni e insegnanti sia di interagire tra loro che di sfruttare le potenzialità della realtà aumenta per avere un’esperienza didattica molto più coinvolgente: Holodeck, che è stato sviluppato BigRock, la scuola di computer grafica di H-Farm, fa sì che la realtà virtuale diventi un mezzo utile per condividere in tempo reale strumenti e spazi durante le lezioni a distanza.

Ma come funziona Holodeck di preciso? Mentre i docenti hanno a disposizione un tablet, i ragazzi sono in possesso di visori. Insegnanti e studenti, fino a un massimo di venti persone, si incontrano in uno spazio virtuale per interagire tra loro e con gli oggetti proiettati dal visore. Marco Savini, fondatore di BigRock, riassume così i vantaggi di questo nuovo sistema: “Holodeck permette agli insegnanti di avere strumenti più efficaci per il loro importante lavoro, e agli studenti consente di apprendere concetti complessi molto più velocemente e facilmente”. D’altro canto, però, c’è da dire che ad oggi dobbiamo ancora fare i conti con due di problemi fondamentali.

Prima di tutto resta sempre aperta la questione del digital divide, ossia la separazione tra chi ha accesso a un’adeguata connessione e chi no. In secondo luogo, c’è il problema dell’esperienza dei professori, i quali hanno già avuto difficoltà ad utilizzare le piattaforme web per le lezioni a distanza e che presumibilmente farebbero fatica a utilizzare gli strumenti per la realtà virtuale. In ogni caso, Holodeck può costituire un esempio virtuoso per ripensare all’educazione dei più giovani, che rappresentano il futuro del nostro Paese: è importante che l’Italia adotti l’innovazione come un fattore strategico di competitività e che a partire da questa pianifichi il suo domani.

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