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LinkedIn: l’Italia è una repubblica fondata sul pessimismo.

La notizia del Caffettino di oggi è che gli italiani vedono la tazzina mezza vuota riguardo le proprie prospettive di carriera. Lo afferma l’Opportunity Index 2020 di LinkedIn, ossia un indice che definisce come le persone percepiscono le opportunità e le barriere che gli impediscono di raggiungere i propri obiettivi, sul lavoro come nella vita. La ricerca è stata condotta intervistando oltre 30mila adulti tra i 18 e i 65 anni e ha coinvolto ventidue paesi nel mondo, tra cui l’Italia. In particolare, gli italiani sono i più pessimisti in assoluto nella percezione della “disponibilità di opportunità sul mercato” e si classificano al ventunesimo posto rispetto alla “fiducia nel successo”.


L’indagine rivela come in media le persone di tutto il mondo cerchino opportunità che permettano loro di seguire le proprie passioni, di trovare un equilibrio tra vita professionale e privata e di poter contare sulla sicurezza del lavoro. Ma più di tutti gli italiani vedono diversi ostacoli alla realizzazione di queste opportunità: la mancanza di risorse finanziarie, l’invecchiamento e le condizioni difficili del mercato del lavoro limitano il nostro pensiero positivo. Si tratta di informazioni interessanti anche alla luce del fatto che, nonostante nel nostro Paese esistano moltissimi formatori che ci incitano ad avere fiducia nel futuro, noi non crediamo di poter cambiare la nostra vita.


Un altro dato da tenere presente riguarda il concetto di “vivere bene”. Per gli italiani questo significa innanzitutto godere di una buona salute (56%) ed essere finanziariamente indipendenti (33%), ma la terza priorità è avere un lavoro stabile (28%). Ciò significa che siamo ancora legati all’idea di un lavoro fisso, che ci dia la sicurezza di restare in un posto a lungo e che non ci metta di fronte alla ricerca di una nuova posizione. In questo senso non vediamo il lavoro come un’opportunità, ma come un problema da risolvere scegliendo la soluzione più facile. Quale? Un posto vicino casa magari, o più in generale quello che comporta meno rischi.


Ma di fronte alla globalizzazione intensiva e a un lavoro che permea sempre più ogni ambito della nostra esistenza, questa soluzione non può rivelarsi vincente nell’ottica del successo professionale. Perciò bisognerebbe chiedersi se gli italiani ragionano davvero sulle proprie opportunità di carriera e se c’è qualcuno che li stimola a intraprenderle e a fidarsi delle proprie abilità. Guardando al mondo scolastico e universitario viene da dire di no. E al di là di questo, c’è da domandarsi anche se c’è bisogno di un aiuto esterno che ci dia fiducia e ci aiuti ad affrontare le sfide del mercato lavorativo. Perché spesso le opportunità bisogna crearsele da soli.


E voi cosa ne pensate?


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