I dipendenti di Google hanno chiesto alla società di smettere di collaborare con la polizia.

Jun 25, 2020

Bentornati al Caffettino, l’appuntamento quotidiano con le notizie di attualità legate al mondo della tecnologia e del business. Oggi parliamo dei dipendenti di Google, che hanno chiesto alla società di smettere di fornire i suoi prodotti alle forze di polizia statunitensi per protesta contro il razzismo. Infatti Google ha pubblicizzato di avere fornito la propria GSuite alla polizia di Clarkstown (nello stato di New York), che è stata più volte segnalata per avere sorvegliato illegalmente gli attivisti del movimento attivista Black Lives Matter. Non solo: Google è anche tra i donatori della fondazione della polizia di Seattle e investe in startup che sviluppano l’AI per le forze dell’ordine.

In particolare, in seguito alla morte di George Floyd avvenuta lo scorso 15 maggio a Minneapolis, un gruppo di circa 1.666 dipendenti del gruppo Alphabet, appartenente proprio a Google, ha scritto una lettera al CEO Sundar Pichai che recita: “Siamo molto delusi nell’apprendere che Google continua ad avere rapporti commerciali con i dipartimenti di polizia nel paese anziché unirsi a milioni di persone che vogliono destituire o tagliare i fondi a queste istituzioni”. Alla lettera, che sta ottenendo sempre più sottoscrizioni, non è ancora seguita una risposta da parte di Pichai, ma nel frattempo Google ha chiarito la propria posizione in merito alla questione.

L’azienda infatti ha evidenziato di essere stata la prima a non vendere software per il riconoscimento facciale, vietandone da subito l’utilizzo per attività riguardanti la sorveglianza. Inoltre, dopo la morte di Floyd, Pichai aveva comunicato ai dipendenti che Google avrebbe donato 12 milioni di dollari alle organizzazioni che lottano per l’uguaglianza etnica e che avrebbe migliorato la rappresentanza delle minoranze etniche all’interno dell’azienda entro il 2025. Ma Google ha anche comunicato in una nota che le sue policy sono molto chiare e che i suoi dati continueranno a essere messi a disposizione dei governi, delle autorità locali e dei dipartimenti di polizia.

Nelle big company come Google c’è differenza tra il punto di vista di chi lavora all’interno dell’azienda e quello di chi è sul ponte di comando, perché da un lato ci sono lo staff o i manager e dall’altro i CEO o gli investitori. E se la stessa situazione si fosse verificata in Italia invece che negli USA? Anche se noi non abbiamo aziende così grandi nel settore del digitale, abbiamo comunque tante imprese, anche multinazionali, che si sono mosse in questa direzione. D’altro canto, non ci sono notizie su dipendenti che sono andati contro la propria azienda per sollecitarne azioni concrete al di là di quelle di semplice promozione. Ma il tema è certamente di grande attualità.

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