FaceApp vs Immuni: la percezione sbagliata.

Jun 17, 2020

Sicuramente tra i vostri amici c’è chi si diverte condividendo il proprio selfie modificato con FaceApp, trasformandosi da uomo a donna o da donna a uomo, ma che allo stesso tempo critica l’app Immuni per la privacy. Ebbene, nel Caffettino di oggi parliamo proprio della percezione sbagliata che molte persone hanno nei confronti delle due applicazioni del momento. Per chi ancora non lo sa, FaceApp è un’app sviluppata dalla società russa Wireless Lab, che utilizza un algoritmo e l’intelligenza artificiale per generare automaticamente trasformazioni facciali. Ma una volta caricate le vostre foto, FaceApp invia tutte le vostre informazioni in Russia a Wireless Lab.

Invece Immuni, che funziona grazie al bluetooth e quindi anche con un basso consumo energetico, mette insieme dati totalmente anonimi che vengono salvati sul vostro cellulare e non su un server come nel caso di FaceApp. L’applicazione serve ad avvertirvi se avete auto un’esposizione a rischio: nel caso in cui qualcuno a cui è stato diagnosticato il Covid-19 è stato accanto a voi, scatta un alert che vi avvisa del potenziale pericolo. Ma a questo punto viene da chiedersi: perché molte persone hanno una bassissima percezione del rischio per quanto riguarda il dare i propri dati, compresi quelli di Facebook, a una società russa che si trova anche fuori dal GDPR?

E perché invece le stesse persone hanno un’altissima percezione del rischio nei confronti di Immuni, che funziona sui nostri cellulari in totale anonimato e non salva le nostre informazioni da nessuna parte? La risposta è che mentre noi addetti ai lavori siamo abituati a fare verifiche, analizzare e valutare i pro e i contro di ogni cosa, la massa reagisce in base al contesto di riferimento. In poche parole, moltissime persone percepiscono l’app promossa dal governo italiano come potenzialmente pericolosa perché troppo importante e non sanno gestirla. Al contrario, utilizzano FaceApp come un semplice gioco per il cellulare con l’idea che nessuno userà la loro foto.

In realtà le cose non stanno così e personalmente sono anche un po’ irritato dall’inconsapevolezza della massa, perché ogni tanto dimentico che non tutti sono addetti ai lavori e perciò non ragionano in base ai dati e alle analisi. Mentre per noi imprenditori e professionisti è normale, o dovrebbe esserlo, prendere decisioni in base a dati effettivi, il pubblico ragiona mosso dall’istinto, dal contesto, dalla situazione o anche dalla funzionalità che un’applicazione offre. Perciò, se siamo nella situazione di vendere i nostri prodotti o servizi ai consumatori e alle aziende, dobbiamo avere la consapevolezza che non tutto viene percepito in modo oggettivo.

E voi cosa ne pensate?

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Buon ascolto e condividete!

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