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Cristina Bowerman. Ambasciatrice del gusto e della creatività.

Feb 13, 2021

Durante il mio Live Show di giovedì 11 febbraio ho intervistato Cristina Bowerman, chef italiana detentrice di una stella Michelin al Glass Hostaria di Roma e Presidente dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, che riunisce l’eccellenza della ristorazione italiana con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale agroalimentare ed enogastronomico nazionale in Italia e all’estero. Cristina racconta come la situazione nel suo settore sia estremamente difficile, aggravata dall’instabilità del Governo che probabilmente durerà ancora per diverso tempo: l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, che collabora con gli organi governativi, in questo periodo non sa a chi rivolgersi e uno dei suoi ultimi appelli riguarda i ristori promessi con l’ultimo DPCM che non sono ancora arrivati, causando enormi difficoltà a tutti gli imprenditori che tentano di sopravvivere.

Tra le iniziative dell’Associazione c’è Adotta un Produttore, che nasce nel 2020 per creare sinergia tra il mondo dei ristoratori e quello dei produttori: il progetto punta sulla valorizzazione dei prodotti locali, sull’importanza della stagionalità e sulla lotta allo spreco, tendenze perseguite da molti chef nel corso degli ultimi anni. In particolare, gli chef Ambasciatori del Gusto hanno dimostrato la propria sensibilità rispetto a ciò che si distribuisce nei loro ristoranti o con il delivery adottando prodotti locali oppure a cui sono affezionati. Parliamo di prodotti italiani, magari biologici o particolari, dalla distribuzione estremamente limitata, che hanno bisogno di essere valorizzati sul mercato e quindi di essere salvati.

Cristina ha anche parlato di come uno chef può sviluppare la propria creatività durante la pandemia. Generalmente la creatività nel suo ambito è intesa come la capacità di svegliarsi la mattina e creare un piatto fantastico, ma a suo parere in questo momento storico bisogna chiedersi: come si fa a inventare qualcosa di nuovo tenendo presenti le limitazioni di orario, di denaro, di forza lavoro e di logistica? Cristina ritiene che si tratti di una vera e propria sfida, che lei ha vinto dopo molto tempo. Infatti il suo ristorante, che ha chiuso all’inizio di marzo, ha iniziato a fare delivery soltanto a fine aprile. Questo perché per lei era importante ragionare su come essere coerente con il proprio concept di ristorante e di cucina, senza contare che voleva differenziare il suo delivery rispetto agli altri.

Infatti Cristina ritiene che, qualsiasi sia il proprio campo, bisogna avere la capacità di essere unici. E nel suo caso, una delle caratteristiche particolari del suo delivery è la consegna con il taxi: una scelta dettata dalla voglia di creare un servizio di alto livello, con l’obiettivo di non fare aspettare il cliente più di un’ora prima della consegna. Si tratta di un esempio in cui la creatività viene applicata ai perimetri delineati dalla pandemia. Ma non è l’unico. Infatti Cristina crede che per pensare in modo differente e allargare il proprio bacino di utenza bisogna anche collaborare con industrie e imprese che non siano necessariamente legate al mondo della ristorazione: pensare ad azioni che non hanno nulla a che vedere con il cucinare per uno chef significa, con un altro esempio, immaginare personalmente il disegno per una delivery box, oppure legarsi al mondo dei libri, degli show o della moda, ma in generale fare in modo di conquistare un pubblico più ampio.

E dopo la pandemia cosa accadrà? Cristina è convinta che le persone hanno compreso la convenienza del servizio di consegna a casa e che di conseguenza continueranno a utilizzarlo anche in futuro: gli italiani non torneranno a mangiare sempre fuori, magari mettendosi in fila per gustare la pizza in un determinato locale. Probabilmente, avendo assaporato la praticità di ordinare da casa lo faranno anche dopo il Covid-19 e i ristoranti che non offriranno l’opzione delivery rimarranno tagliati fuori rispetto a un target che è diventato molto importante. Perciò i ristoratori non possono permettersi di essere selettivi pretendendo di fare solo una determinata cosa, ma devono dimostrare di essere elastici, fluidi e immaginare come allargare il proprio bacino di utenza. Solo con queste premesse si ha una possibilità di sopravvivenza.

Sempre restando in tema di pandemia, Cristina ci tiene a concludere l’intervista parlando di un progetto che l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto sta portando avanti insieme all’Ordine degli Psicologi del Lazio: La Psicologia al Servizio della Ristorazione. Il progetto riguarda lo stress sul lavoro nei settori della ristorazione e dell’accoglienza, ambiti sottoposti a forti pressioni con conseguenze sulla salute mentale e sul benessere che non sono mai state affrontate. Cristina spiega come spesso i fattori di stress sono stati rappresentati in modo teatrale in televisione o attraverso alcuni articoli che mostrano gli chef come personaggi fondamentalmente irrequieti. La Psicologia al Servizio della Ristorazione invece sta portando avanti uno studio scientifico che metterà a nudo i reali fattori di stress per chi lavora nel settore e che si concluderà con un libretto di best practices che sarà distribuito a tutti gli chef. Un’iniziativa particolarmente importante soprattutto alla luce delle difficoltà derivanti dall’emergenza sanitaria, che potrebbe aiutare gli imprenditori della ristorazione a gestire la situazione in modo più stoico e razionale.

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